Passeggiando per Trento capita di imbattersi in edifici severi, simmetrici, monumentali con un linguaggio ben diverso rispetto alla Trento medievale e rinascimentale.
Sono le tracce dell’architettura fascista. Un segno lasciato dal Ventennio in una città che ha conosciuto importanti modifiche strutturali tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso.
L’architettura è stata uno dei tanti strumenti politici per affermare ordine, autorità e soprattutto l’italianità su una terra di confine con ancora tante testimonianze lasciate dall’impero austro-ungarico.
In questo percorso tra storia e spazio urbano scopriamo insieme quali sono gli edifici del periodo fascista a Trento e come leggerli oggi con uno sguardo critico e consapevole.
Trento durante il Ventennio: contesto urbano e politico
A conclusione della Prima guerra mondiale, il Trentino-Alto Adige viene annesso allo Stato italiano; una transizione che ha portato ad importanti e profonde trasformazioni politiche e identitarie.
Con l’avvento del fascismo, questo territorio di confine assunse un ruolo strategico per il regime che lo considerò uno spazio da integrare e controllare attraverso un progetto di forte centralizzazione.
Fin dai primi anni Venti il Fascismo riorganizzò pesantemente l’amministrazione e ridimensionando le autonomie locali.
Pochi giorni prima della Marcia su Roma del 1922, Trento e Bolzano furono occupate dalle squadre fasciste, segnando l’inizio del Ventennio anche a livello locale.
Negli anni successivi, la dittatura rafforzò la propria presenza istituzionale attraverso strumenti politici, culturali e urbanistici per affermare l’ideologia fascista e l’italianità del territorio.
E’ in questo contesto che l’architettura diventa un mezzo importante per imporre il proprio potere: ogni nuovo edificio creato si trasforma in una concreta azione di propaganda.
Anche a Trento, città con una forte stratificazione storica, il fascismo intervenne sul tessuto urbano attraverso edifici pubblici, creando nuovi quartieri e spazi monumentali.
Ispirandosi ai princìpi del razionalismo e della monumentalità, l’architettura fascista contribuì a ridisegnare l’immagine del capoluogo trentino.
Oggi questi edifici costituiscono un patrimonio complesso e una testimonianza di un passato recente che in zone di confine come il Trentino Alto Adige, ha causato ulteriori danni.
L’architettura è lo specchio di come sia stretto il rapporto tra politica, spazio urbano e memoria.

I luoghi del Ventennio
Dopo un’introduzione per capire meglio il contesto storico passiamo ai fatti.
Ti racconto i luoghi principali dove ancora oggi è presente l’architettura fascista: sono tutte tappe concentrate nel centro storico e che sicuramente toccherai durante la tua visita a Trento.
Buona lettura!
Il mausoleo dedicato a Cesare Battisti
Il mausoleo di Cesare Battisti è uno di quei monumenti ben visibili da ogni angolo della città: situato sulla cima del Doss Trento, domina indisturbato la valle dell’Adige.
Cesare Battisti, giornalista, polito socialista e irredentista trentino, visse nel periodo in cui Trento faceva parte dell’impero austro-ungarico.
Durante la Grande Guerra si arruolò nell’esercito italiano, diventando così un disertore: fu catturato e giustiziato per altro tradimento nel 12 luglio 1916. Al Castello del Buonconsiglio troverai le prigioni dove fu rinchiuso e il luogo dove è stato impiccato.
Il mausoleo a lui dedicato e fortemente voluto da Mussolini, è stato affidato a Ettore Fagiuoli. I lavori iniziarono nel 1934 e già il 26 maggio 1935 venne inaugurato.
La motivazione di tale scelta è legata all’appropriarsi della figura di Battisti da parte del regime e renderlo un martire a favore della causa italiana e precursore del fascismo.
- Puoi visitare il mausoleo seguendo il trekking urbano sul Doss Trento.

La stazione ferroviaria
La stazione dei treni di Trento arriva nel 1859 in occasione della costruzione della rete ferroviaria voluta dall’Impero austro-ungarico.
L’edificio che possiamo ammirare noi oggi risale al ventennio fascista grazie all’architetto Angiolo Mazzoni e databile tra il 1934 e il 1936.
Ci troviamo di fronte ad uno dei migliori lavori del Mazzoni che si occupò della costruzione di diverse stazioni ferroviarie e uffici postali lungo tutto lo stivale.
Inizialmente, la stazione era decorata con mosaici e vetrate realizzate dall’artista trentino Fortunato Depero: durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale una buona parte degli arredi originari sono andati perduti.
Si possono ancora ammirare i diversi marmi e pietre trentine utilizzate per la costruzione come ad esempio il bianco di Pila, il giallo brecciato della val di Gresta o il porfido violaceo di Predazzo.
L’inaugurazione della stazione ferroviaria di Trento viene fatta nel XIV° anniversario della marcia su Roma ovvero il 28 ottobre 1936.

La casa della Gioventù Italiana del Littorio GIL
La sede trentina della Gioventù Italiana del Littorio è stata realizzata nel 1933 su progetto di Guido Segalla. Per il regime, la GIL era struttura importante quanto le scuole perché serviva inquadrare in modo paramilitare i bambini e i ragazzi.
Per costruire l’edificio, purtroppo è stato raso al suolo il convento della Badia di San Lorenzo: ne rimane solo la chiesa collocata tra la stazione dei treni e quella delle autocorriere.
La casa del GIL è stata distrutta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale per lasciar posto poi alla stazione delle autocorriere.
Le scuole Sanzio
Le scuole Raffaello Sanzio, ancora oggi in uso, sono un’opera giovanile dell’architetto Adalberto Libera, uno dei maggiori esponenti del razionalismo architettonico italiano.
La costruzione dell’edificio risale al periodo 1931–1934 e, all’epoca, fu definita come una «gigantesca batteria di radiatori destinata a riscaldare la piazza». Gli interni sono stati affrescati dal pittore trentino Gino Pancheri.
Colpisce la scelta di realizzare la scuola accanto allo storico Castello del Buonconsiglio: un accostamento tutt’altro che scontato, che testimonia il dialogo tra architettura moderna e patrimonio storico. Lo stesso Libera si occupò anche della risistemazione dello spazio antistante il castello.
Le scuole Sanzio assumono un particolare rilievo anche dal punto di vista ideologico: durante il fascismo, infatti, le istituzioni scolastiche erano considerate luoghi strategici per la diffusione della propaganda politica.
Piazza del Littorio
Probabilmente uno dei luoghi più importanti del regime: piazza del Littorio e usata per le manifestazioni ufficiali, parate e adunate.
Per creare piazza del Littorio è stato sventrato un antico quartiere di Trento: la demolizione è avvenuta durante gli anni Trenta del secolo scorso e il progetto è di Guido Segalla e Emilio Gaffuri.
Il quartiere popolare Sas era abitato da centinaia di persone, spostate a forza verso altre zone della città.
La piazza oggi si presenta con diversi edifici razionalisti su tutti i lati e le tappe da non perdere sono:
- S.A.S.S. ovvero lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas: durante il restauro del Teatro Sociale, sotto la piazza è stata trovata una parte dell’antica Tridentum. Te lo racconto in un post dedicato.
- Una delle antiche parti sventrate era il Fossato del Simonino (oggi via del Simonino): qui abitava il piccolo Simone e la sua storia è legata ad un altro periodo buio della storia di Trento.
- Troverai tre gallerie in perfetto stile razionalista: dei Partigiani, di Giuseppe Garbari e dei Legionari Trentini.
- Prendi la Galleria dei Legionari Trentini e sul lato che da verso la chiesa di S. Pietro troverai un mosaico con una Donna Alata: dopo la guerra è stato tolta la parola “Mussolini” dalla scritta e i simboli fascisti.
- La piazza ha cambiato tre volte il suo nome. Piazza del Littorio durante il Ventennio fascista, piazza Italia dalla fine della Seconda Guerra fino agli anni Sessanta del secolo scorso, quando il nome ufficiale è diventato piazza Cesare Battisti.

L’ufficio delle poste
Il Palazzo delle Poste è stato creato dall’ingegnere Mazzoni tra il 1929 e il 1934, andando a sostituire il vecchio edificio risalente al 1888. Un’altra traccia visibile della presenza austriaca a Trento cancellata in poco tempo.
Come la stazione ferroviaria, anche in questo caso è stato usato materiale locale:
- il porfido ocra di Predazzo per la cassetta delle lettere.
- Il marmo giallo di Mori per creare i gradini dello scalone.
- Le lesene diamantate esterne sono di calcare bianco di Pila.
Per quanto riguarda l’esterno, le foto dell’epoca mostrano una facciata color azzurro sabaudo in onore dei regnanti sabaudi.
Vari artisti si sono occupati delle decorazioni esterne degli artisti Gino Pancheri, Enrico Prampolini e Fortunato Depero. Quest’ultimo si occupò anche delle vetrate policrome insieme a Guglielmo Sansoni e andate perse in circostanze poco chiare.
- Ancora oggi è visibile l’affresco che decora il portico su via Santa Trinità: “Il ricevimento dei tre cardinali nel Palazzo a Prato ai tempi del Concilio” è dell’artista locale Luigi Bonazza.
- In una nicchia nel lato sud del palazzo c’è ancora la statua di San Cristoforo dello scultore Stefano Zuech.
Ex Casa Littoria
Ci troviamo di fronte ad uno dei luoghi principali del regime fascista a Trento: la Casa Littoria.
Progettata dall’ingegnere Giovanni Lorenzi, è stata inaugurata nel novembre 1938 per ospitare la sede ufficiale del Partito Nazionale Fascista, le associazioni fasciste e la Milizia Volontaria per la Sicurezza dello Stato.
Il Trentino, insieme all’Alto Adige e alla provincia di Belluno, è stato annesso al programma Alpenvorland durante l’occupazione tedesca dal settembre 1943. La Casa Littoria divenne così la sede del commando tedesco a Trento.
La struttura architettonica particolare si allarga a ventaglio lungo le via Calepina e via Galilei partendo da Largo Porta Nuova. Il suo aspetto è caratterizzato da:
- la statua del legionario alla base della torre ed è l’opera dell’artista Eraldo Fozzer.
- Lo scalone interno è dell’architetto Giovanni Lorenzi, lo stesso che ha progettato il Grand Hotel Trento e il Supercinema Vittoria.
- Al centro di Largo Porta Nuova spicca la fontana dei cavalli, un’opera di Eraldo Fozzer.

Altre tappe da scoprire a Trento
Passeggiando per la città è possibile trovare altre testimonianze dell’architettura fascista a Trento, altre tappe sono:
- Edifici IACP con diverse uscite in via Bronzetti, via Filzi, via Giusti e via V. Veneto. E’ il più significativo insediamento popolare realizzato tra le due guerre.
- Edificio per impiegati provinciali che fa angolo tra via Rosmini e via Zanella. E’ un edificio piuttosto sobrio e la sua costruzione risale al 1923/25; l’autore è Giorgio Wenter Marini.
- Villino Zanon in via Gorizia 69, è uno dei primi edifici razionalisti nati a Trento (risale al 1932) ed è stato creato da Guido Segalla.
- Il Grand Hotel Trento è un’opera razionalista: una struttura ricettiva di prim’ordine che servì ad ospitare il nascente turismo sciistico degli anni Trenta. E’ attivo ancora oggi.
Informazioni utili
- Questo è un percorso che puoi fare in ogni momento dell’anno e in maniera autonoma.
- Scarica l’app Hidden Trento e scegli il percorso “la città al tempo del fascismo”: una guida ben fatta per entrare meglio nella Trento dell’epoca. Hidden Trento è una delle app che consiglio per visitare il capoluogo trentino.
- Nel dicembre 2025 è stato aperto il nuovo museo Novecento Trentino dove viene raccontata la storia del Trentino dal 1916 al 1972. Una buona base dalla quale partire!
Se ti interessa l’argomento, puoi continuare il percorso a Bolzano, approfondendo meglio l’architettura fascista in Trentino Alto Adige.


