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Interno Verde a Mantova: un fine settimana tra giardini segreti e cortili nascosti

by Katia

Ti sei mai fermata a pensare che cosa ci potesse essere dietro ai cancelli chiusi di un antico edificio del centro storico delle nostre città?

Lo scorso settembre ho partecipato all’evento Interno Verde Mantova, il festival diffuso che per due giorni apre al pubblico giardini e cortili normalmente accessibili ai soli proprietari. Sono luoghi privati, spesso di epoche diverse che normalmente restano nascosti agli occhi di chi passeggia in centro.

Io ho un debole per i giardini (sono stati l’argomento della mia tesi triennale): avevo scoperto questo evento a Verona qualche anno fa e me ne ero innamorata. Poi è arrivato il momento di seguire il percorso in altre città.

Ed è così che ho scelto Mantova, facilmente raggiungibile dalla mia città natale ed ero proprio curiosa di scoprirla sotto altri occhi.

L’avevo visitata lo scorso anno seguendo il classico percorso: perché non conoscerla meglio con un itinerario alternativo?

Credo che Mantova, grazie alla sua posizione del tutto particolare, sia il posto perfetto per questo tipo di scoperta. Basta allontanarsi di pochi passi dalle piazze principali per ritrovarsi davanti a un cancello socchiuso su un angolo di verde che non ti aspetti.

In questo post ti racconto come Interno Verde sia arrivato a Mantova, i giardini che mi hanno colpita di più e qualche consiglio pratico se vorrai partecipare anche tu alla prossima edizione.

Che cos’è Interno Verde a Mantova

Se organizzi la tua visita a Mantova a fine settembre, tieni d’occhio Interno Verde: sul loro sito troverai le date aggiornate dei vari festival, tra cui anche a Mantova.

E’ un festival diffuso che per un intero fine settimana apre eccezionalmente al pubblico i giardini più suggestivi e nascosti della città, normalmente inaccessibili perché privati.

L’evento è nato nel 2019 per valorizzare il patrimonio architettonico e botanico della città dei Gonzaga. In ogni edizione propone un programma con diverse iniziative legate alla natura come merende all’aperto, visite guidate, laboratori per adulti e bambini, itinerari tematici, mostre e installazioni artistiche.

Il percorso lo potrai fare in autonomia: nel programma che ti verrà dato avrai una mappa dei giardini e tutte le attività proposte e in questo modo potrai organizzarti come meglio credi.

Tra corti rinascimentali, giardini gonzagheschi e piccole oasi fiorite nel cuore del centro storico, è un modo per conoscere una Mantova diversa e spesso fuori dai dal turismo di massa.

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I giardini che mi hanno colpita di più

L’edizione 2026 di Interno Verde a Mantova ha aperto al pubblico ben 30 giardini.

Tutti diversi tra loro e ce ne sono stati alcuni che più mi hanno colpito per un motivo o per l’altro. Ti racconto dove ho lasciato il cuore o dove sono stata colpita maggiormente!

Giardini dei Semplici al Palazzo Ducale

L’avevo conosciuto già in precedenza visitando il Palazzo Ducale ed è stato un piacere ritornarci.

Il giardino nasce per volere dell’architetto Luca Fancelli, con la stessa pianta quadrata a quattro settori che conserva ancora oggi. Nel 1581 è stata aggiunta una loggia di Bernardino Facciotto, da cui prese il primo nome: Giardino del Padiglione.

Come nasce il Giardino dei Semplici?

Nel Seicento il botanico fiorentino Zenobio Bocchi riprogettò lo spazio secondo i principi dell’astrologia medica, disponendo le piante in relazione ai pianeti e arrivate da Firenze e raccolte sul Monte Baldo Oltre ad essere un luogo di studio, è stata anche la location per banchetti nuziali e ricevimenti per sovrani, grazie alle loggette dorate, alle statue e una fontana oggi scomparsa con amorini e delfini.

Il Giardino dei Semplici è stato danneggiato dal sacco austriaco del 1630 e dal degrado del Settecento; deve l’aspetto attuale a un restauro del 1981.

Cosa trovare ora? Bosso e giaggioli azzurri, vasche d’acqua ai quattro incroci, tassi al centro e melograni agli angoli, con piccole aiuole di erbe aromatiche e officinali.

Il Giardino dei Semplici lo puoi visitare tutto l’anno perché si trova all’interno del Palazzo Ducale: in questo caso potrai accedere anche al Giardino Pensile!

Palazzo d’Arco in piazza Carlo D’Arco, 4

Probabilmente il giardino custodito all’interno di Palazzo d’Arco è stato quello che più mi ha sorpreso; scoprendo anche che lo stesso palazzo è un museo aperto al pubblico.

Palazzo d’Arco risale al Seicento mentre il giardino arriva solo a fine Ottocento, quando i terreni sul retro furono comprati un po’ alla volta e demolendo diversi edifici: solo alcune parti delle antiche dimore sono state salvate.

Passeggiando nel giardino si incontrano alberi secolari, già presenti nell’Ottocento, come i grandi tassi. Dietro l’esedra crescono invece piante più giovani: bagolari, una magnolia, un melograno, pini domestici e arbusti di aucuba, ligustro e agrifoglio.

L’angolo che meglio racconta l’andamento libero e vivace del disegno originale è quello di olmi, sofore, tiglio, mirabolano, noccioli, ligustri e lauroceraso, che incontrano il gusto tipico del giardino all’inglese. Tra le edere emergono alcuni marmi e un grande pozzo scolpito, provenienti direttamente dalla residenza dei Gonzaga.

Il percorso prosegue tra le aiuole bordate di bosso, dedicate alle erbe aromatiche e officinali, e poi verso il muro di cinta, dove si trova il brolo con i tradizionali alberi da frutta.

Io mi sono innamorata del giardino d’inverno, dove gli agrumi trovavano riparo nei mesi più freddi e dell’orangerie, rimasta chiusa per molti anni a causa della sua distruzione dovuta al terremoto,

Quest’ultima è stata oggetto di un importante restauro ed è di nuovo visitabile.

Al suo interno c’è una fontana, simile a un piccolo stagno cinto di tufo, che ospita tartarughe e dei pesci rossi. Tra i vasi in terracotta decorati con satiri e fauni, quello che più colpisce è sicuramente la tuffatrice, una scultura in bronzo realizzata da Odoardo Tabacco nel 1878.

Giardino Segreto nel Palazzo Te

Il Giardino segreto è stato progettato da Giulio Romano per Federico II Gonzaga tra il 1530 e il 1534 è nascosto dietro un appartamento privato. L’artista si è ispirato a un’idea di Isabella d’Este e diventato ben presto il rifugio perfetto per pochi intimi, ricco di segreti e meraviglie.

Ecco cosa troverai al suo interno:

  • scherzi d’acqua: il pavimento in ciottoli dell’ingresso nascondeva bocchette di piombo usate dal duca per bagnare a sorpresa gli ospiti.
  • Un amore a quattro zampe: tra le nicchie troverai delle decorazioni dedicate alle le favole di Esopo. Ne spicca una su tutte: quella che custodisce la lapide della cagnolina Viola, testimonianza del profondo amore dei Gonzaga per i loro cani.
  • La grotta magica voluta a fine Cinquecento. E’ un ambiente artificiale rivestito di conchiglie, cristalli e stalattiti, dove l’acqua scorreva tra simboli alchemici e richiami all’Orlando Furioso.
  • Il mistero delle bordure: il giardino è diviso in quattro aiuole geometriche. Tra le curiosità ci sono i marmi che le delimitano nascondono iscrizioni in ebraico, perché ricavati dalle lapidi di un cimitero distrutto in epoca napoleonica.

A causa di un concerto che si sarebbe svolto quella sera, è stato possibile visitare il solo Giardino Segreto: se capiterai in un altra edizione (o momento) c’è anche il Giardino Perduto.

L’accesso al Giardino Segreto è possibile anche al di fuori della manifestazione se deciderai di visitare Palazzo Te.

Palazzo Valentini e la Casa del Sole in corso Vittorio Emanuele II, 52

Un altro luogo di cui sono rimasta piacevolmente sorpresa è il giardino di Casa del Sole all’interno del Palazzo Valentini, proprio adiacente all’omonimo giardino pubblico.

Palazzo Valentini è stata prima la dimora degli Strozzi, dei nobili fiorentini arrivati a Mantova a fine Duecento. E’ poi passata di proprietà all’ingegnere Pietro Valentini nel 1896, che vi aprì una banca.

La sua storia forse più bella e interessante è forse legata alla nipote, Dora Mantovani. Durante la Seconda Guerra Mondiale è stata una crocerossina che curò prigionieri italiani, tedeschi e alleati nell’ospedale civile requisito dai tedeschi, e dopo la guerra aiutò le mondine e gli alluvionati del Po.

Negli ultimi anni di vita Dora donò le sue proprietà alla Casa del Sole, che assiste persone con disabilità, e il palazzo è diventato così un centro dedicato a loro.

Oggi apre al pubblico in occasioni speciali, come Interno Verde e le Giornate FAI: oltre al giardino, è stato possibile visitare anche il piano terra del palazzo.

Il giardino interno conserva ancora il disegno simmetrico delle aiuole voluto da Dora e la Madonnina nella nicchia. Tra le piante dondolano al vento pendagli di vecchie posate, chiavi dipinte, pigne e cristalli: un angolo sospeso nel tempo, al riparo dal caos della città.

Il giardino privato della Casa del Sole è adiacente al parco Valentini, un parco pubblico e sempre aperto.

E’ qua che si sono svolte diverse attività proposte da Interno Verde come merende all’aperto, i punti di ristorno per il pranzo e i laboratori per adulti e bambini.

Rustico in via Montanara e Curtatone, 54

La particolarità di questo giardino nascosto è che fa parte di un moderno condominio e non di un’antica dimora. L’edificio risale alla seconda metà del Novecento e non possedeva alcun spazio aperto.

Il terreno fu acquistato in un secondo momento e aggiunto al complesso solo negli anni Settanta grazie all’intuito del geometra Adalberto Aitini. Non solo seppe cogliere subito l’occasione, ma ebbe anche l’idea di conservare il rustico ottocentesco, rimasto in piedi a fatica tra alberi e vegetazione, in parte crollato e pericolante.

Adalberto Aitini eliminò ciò che non poteva essere conservato in sicurezza e riutilizzò le parti ancora solide per dare forma allo spazio. Alcuni pezzi di muro si trasformarono in sedute e spalliere e gli archi furono sfruttati per creare quinte scenografiche.

La sua fu una scelta fuori dagli schemi se si pensa alla corsa ai parcheggi e alla cementificazione di quel periodo.

Tra ulivi e glicine, rose e giuggiolo, si intravede un frammento della Mantova di un tempo. Le statue sono sparse qua e là sul prato e hanno origini diverse: tra fauni, putti e cornucopie, spicca sulla destra un grande capitello decorato. Fu ritrovato per caso nel lago e potrebbe appartenere al vecchio Ponte dei Mulini, bombardato dagli Alleati nel 1944.

Anche questo giardino è tra i miei preferiti e me ne sono innamorata appena ho varcato il cancello di ferro che dà sulla strada: da fuori nulla faceva intendere ciò avrei trovato all’interno.

(Questo è stato tra i miei giardini preferiti!)

Come partecipare all’evento Interno Verde di Mantova?

  • Viene chiesto un contributo di partecipazione e include una mappa dei giardini e il braccialetto, il tuo pass personale valido per entrambe le giornate.
  • Puoi iscriverti online in anticipo e ritirare braccialetto e mappa direttamente all’infopoint, oppure iscriverti di persona allo stesso infopoint.
  • L’infopoint si trova all’Antica Edicola dei Giornali, in Piazza Canossa a Mantova, aperto nei giorni precedenti all’evento con orari 10-13 e 15-19) e nel fine settimana del festival dalle 9 alle 19.
  • Con il braccialetto puoi visitare i giardini in totale libertà, nell’ordine e nel numero che preferisci, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 di sabato e domenica.
  • Ogni giardino ha un QR code con audioguida gratuita che racconta la sua storia; le stesse informazioni si trovano anche sulla mappa interattiva online.
  • I cani sono ammessi solo in braccio, vista la delicatezza di molti spazi, e il festival si tiene anche in caso di pioggia.
  • Per info: info@internoverde.it oppure 324 549 5715.

Il biglietto intero costa 15 € e ci sono delle riduzioni:

  • gratis fino a 13 anni.
  • Costa 7 € per chi ha la disability card (più accompagnatore).
  • Per gli iscritti FAI il biglietto è 11 € e le iscrizioni vanno fatte solo di persona.
  • La riduzione a 11 € è per chi si iscrive online con un po’ di anticipo (entro qualche giorno dall’inizio del festival) oppure presentandosi in loco entro il giorno prima dell’apertura del festival.

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