Le maschere veneziane

Dopo aver gironzolato nel tempo per scoprire la storia del Carnevale a Venezia, è d’obbligo parlare anche delle maschere veneziane che ebbero un ruolo molto importante nella società veneziana: tanto adorate oggi ma tanto odiate dalla Serenissima nel passato (furono anche vietate o comunque limitate!).

Coppia di maschere veneziane
Coppia di maschere veneziane (foto della mia amica Romy! Grazieeee)

 


Il Carnevale a Venezia è anche sinonimo di maschere e costumi fantastici (almeno, io mi perdo ogni volta ad ammirarle e non capisco più nulla). Questo dualismo c’è sempre stato: già il doge Enrico Dandolo (siamo nel lontano 1200) mise in evidenza di come le donne di Costantinopoli girassero per la città indossando una maschera. Dal XV secolo era particolarmente attivo il mestiere di “mascarero”, l’artigiano  che realizzava le tradizionali maschere per il carnevale e per altre occasioni: aveva uno regolamento vero proprio e faceva capo al mestiere dell’arte dei pittori, aiutati dai targheri, che imprimevano sopra lo stucco dei volti dipinti. Le maschere erano create in cartapesta con un’infinità di modelli e colori, spesso abbelliti con pietre preziose e tessuti.

La maschera era sinonimo (e soprattutto simbolo) di festa, allegria, libertà e trasgressione alle regole sociali date dalla Repubblica della Serenissima e legata al gioco, allo scherzo e all’illusione di poter indossare i panni di qualcun’altro. Già nel 1268 la Repubblica limitò l’uso improprio delle maschere: si perché c’erano i mattaccini che si divertivano con il gioco delle “ova”, un gioco dove gli uomini, mascherati, lanciavano uova riempite di acqua di rose contro le dame che passeggiavano tranquille nelle calle e nei campi. Ma anche nel Trecento i divieti e le limitazioni di usare le maschere erano molto presenti a causa del libertinaggio dei veneziani.

Trio di maschere
Trio di maschere

 

Durante il 1600 la Repubblica veneziana impose altre regole che limitavano l’uso improprio delle maschere  ma con la possibilità, se non l’obbligo di usarle solo nelle cerimonie ufficiali e nelle feste pubbliche. A riguardo, il Consiglio dei Dieci stabilì che l’uso delle maschere e dei costumi venisse limitato durante il periodo del Carnevale e nelle feste ufficiali, pena punizioni molto pesanti. Pensate che le maschere erano usate per un periodo molto lungo: dal giorno di Santo Stefano, che segnava l’inizio del Carnevale veneziano, sino alla mezzanotte di Martedì Grasso, ultimo giorno della festa. I nobili veneziani avevano l’abitudine di mascherarsi anche quando andavano a giocare d’azzardo … lo sapete perché? Semplicemente per non essere riconosciuti dai creditori: furbi loro! Ed è così che si ebbe il divieto delle maschere quando ci si recava nei Ridotti (case da gioco). I vari divieti andarono avanti anno per anno, rinnovando così cosa era proibito: un’anno non si poteva entrare mascherati nei luoghi sacri, un’altra volta era proibito vestirsi con abiti religiosi e così via. Tutto ciò conobbe anche un’eccezione: nel 1776 alle ragazze era data la possibilità di mascherarsi tutte le volte che si recavano a teatro. Motivo? Ma semplicemente per proteggere l'”onore di famiglia”!

Nel 1773 dato che le maschere erano molto diffuse, la loro richiesta era molto alta ed è così che si crearono delle botteghe dove venivano create: c’erano ben 12 botteghe in tutta la città dove veniva usata anche la tela cerata e la cartapesta per produrle. La maschera più caratteristica era sicuramente la Bauta: non una semplice maschera ma piuttosto un abito comune che veniva indossata con nonchalance per recarsi a teatro, nei caffè, alle case da gioco, insieme al tabarro, il mantello nero e a un tricorno in testa. L’altra maschera molto usata accanto alla Bauta, era la Morretta: era una maschera che proveniva dalla tradizione francese ma che ben presto si divulugò anche a Venezia ed era usata dalle donne quando si recavano dalle monache. Era di forma ovale, in velluto scuro e spesso accompagnata da veletti e cappellini a larghe falde e la si fermava sul viso con un piccolo perno sulla bocca. Il risultato era quello di una maschera muta.

Trio di maschere in piazza San Marco
Trio di maschere in piazza San Marco

 

Nel 1797 ci fu la caduta della Serenissima e il Governo austriaco vietò completamente l’uso delle maschere se non per feste particolari o legate alla classe elitarie: le maschere conobbero un periodo di decadenza ma per fortuna non eclissarono del tutto dato che con il secondo governo austriaco fu permesso di nuovo di utilizzare le maschere durante il Carnevale. Con l’entrata di Venezia in Italia nell’Ottocento, il Governo italiano si dimostrò molto più aperto ma la città ebbe un pò di diffidenza a riguardo ma dall’altra parte, il carnevale aveva perso la sua importanza e Venezia era solo una piccola città di provincia e non più il centro del mondo.

Al giorno d’oggi vestirsi con queste meravigliose maschere è divertimento e bellezza, la fantasia è lasciata libera di galoppare e spesso è anche occasione di “sfilare” per le vie pubbliche della città e lasciarsi fotografare dai turisti. Pensate che nel Carnevale di Venezia – edizione 2016 sono arrivate pure le maschere virtuale d’artista. Leggete un pò questo articolo!


Le mascherate che hanno fatto la storia del Carnevale

  • 1589: Paolo Sarpi (famoso religioso e teologo veneziano) fece vestire da Mammona (dio della ricchezza) alcuni giovani veneziani appartenenti alla classe patrizia per poi farli andare in giro per Venezia in gondola con alambicchi e crogiuoli “fabbricando” l’oro … tutto questo per riuscire a screditare un certo Marco Bragadino di Cipro, un frate cappuccino: affermava che era in grado di fabbricare l’oro!
  • 1664: in occasione delle nozze in casa Cornaro, venne allestita una pomposa sfilata, la quale, attraversando la città, passò per il monastero di S. Lorenzo e quello di S. Zaccaria, dimora dell monache di nobile discendenza.
  • 1679: ci fu una sfilata a cavallo con indiani, negri, turchi e tartari, conclusa poi con dei balli. Il motivo? Essi combatterono (e vinsero, ovviamente) contro ben sei mostri!
  • 1706: dei patrizi vestiti con abiti persiani si esibirono nei vari monasteri femminili accompagnati da strumenti a fiato.
  • 1755: una mascherata di soldati vestiti in bianco e turchese caratterizzò le calle di Venezia, facendosi notare grazie al rullo di tamburi e bandiere.
Una bellissima maschera bianca (anche questa foto è della mia amica Romy!)
Una bellissima maschera bianca (anche questa foto è della mia amica Romy!)

 


Le maschere della commedia dell’arte

La Commedia dell’Arte si sviluppò a Venezia per poi espandersi nel resto dell’Italia durante il Seicento e fu caratterizzata da questo un genere teatrale piuttosto buffonesco dove l’attore improvvisa sulle tracce di un “canovaccio”. A Venezia, il massimo esponente fu Carlo Goldoni. Le principali maschere della Commedia dell’Arte furono:

  • Colombina tipica maschera veneziana e legata sentimentalmente ad Arlecchino. E’ una servetta complice e molto curiosa di tutti gli affari e intrallazzi della sua padrona ed è sempre in coppia con Arlecchino.
  • Arlecchino è caratterizzato da un costume variopinto e da una mascherina che gli copre solo una parte del visto. Si distingue dagli altri da questi suoi movimenti un pò acrobati. Servitore povero ed imbroglione, non abbastanza furbo ma che pensa di esserlo, sempre allegro anche se affamato. Questa maschera non è veneta ma ha origini nel bergamasco. Per lui Carlo Goldoni scrisse “Il servitore di due padroni”.
  • Pantalone è la figura di un vecchio mercante veneziano, fa sempre il cascamorto perché ama sedurre (ma senza successo) le giovincelle ed è spesso legato alla maschera di libertino credulone. In base alle varie storie può essere avaro, taccagno e diffidente. Qualche volta risulta essere in rovina ma la maggior parte delle volte è ricco, infatti alla fine della commedia è sempre lui a pagare, facendo nascere il motto che sempre lo accompagna: “paga Pantalone!”.
  • Lo Zanni è uno dei personaggi più antichi della Commedia dell’Arte e da questa figura sono nati altri personaggi ma che nel corso del tempo hanno superato la sua fama come ad esempio Arlecchino. E’ di origine veneto-lombarda e rappresenta un facchino di origine umile, furbo e sempre affamato, senza residenza. Mette in evidenza le due facce della stessa anima popolare: quella beffarda e avventurosa, passiva e gaudente, un po’ ebete e un po’ saggio.
Menestrello
Menestrello

 

 

Secondo Oscar Wilde:

Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero

Che dire? Ottima conclusione all’argomento! E … quest’anno quale maschera avete indossato?

Autore dell'articolo: Katia

Mi chiamo Katia, ho vissuto tra Italia, Germania e Irlanda. I posti che adoro di più? L'Irlanda, Venezia e tutte quelle località dove c'è il mare ... infatti, ironia della sorte, vivo in montagna! Perché scrivo? Semplicemente per ricordare tutto quello che vedo e per imparare a scrivere! :)

2 thoughts on “Le maschere veneziane

    Lucrezia & Stefano - in World's Shoes

    (marzo 15, 2016 - 10:26 pm)

    Che bello! Bellissima spiegazione e tante curiosità sulle maschere più belle del carnevale! Quest’anno siamo stati a Venezia proprio in quel periodo è come sempre si respira un’aria di incredibile magia.
    Un bacione 🙂

      ilmiraggio

      (marzo 16, 2016 - 9:55 am)

      Grazie! 🙂 Io adoro questa città e durante il carnevale ci sono stata un paio di volte … fatta questa esperienza, credo che se non ci sarà un valido motivo, non ci andrò più: Venezia è già caotica di suo ma in questo periodo lo è ancora di più!
      Le maschere veneziane mi hanno sempre affascinato e incuriosito, e allora perché non approfondire l’argomento?
      A presto!
      Katia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *