Gli antichi Egizi a Verona

Un venerdì di giugno ed esattamente venerdì 17 (me lo ricordo ancora bene perché è stato un vero venerdì 17 con tutte le sue sfortune), ho deciso di cogliere l’occasione della riapertura del Museo Archeologico di Verona per andarlo a visitare nuovamente: è tra i luoghi che adoro di più di questa città per via della sua posizione fantastica. Il museo è stato ristrutturato e riaperto al pubblico alla fine di maggio: devo dire che la nuova versione mi piace parecchio e puoi andare a leggere Il Teatro Romano di Verona dove ne avevo parlato.

Di nuovo aggiungo che è stata allestita un mostra temporanea dedicata agli Egizi, intitolata L’Egitto a Verona. La mostra vuole mettere in evidenza il rapporto che c’è stato in passato tra Verona, e il Veneto in generale, e l’Antico Egitto. I materiali esposti sono soprattutto materiali tenuti fin’ora negli scantinati del museo e mai esposti e grazie al progetto EgittoVeneto sono stati restituiti alla popolazione. I reperti legati agli Egizi sono stati esposti solo nel 1999-2000 e hanno iniziato a far parte delle collezioni del Museo in occasione di vari contesti molto differenti tra di loro. I pezzi sono pochi, non più di cento e la loro provenienza è incerta o sconosciuta.

Piccola introduzione

I primi reperti legati all’Antico Egitto arrivarono a Verona grazie al commercio dell’antiquariato intorno al Cinquecento. Questo pezzi, oggi dispersi, furono raccolti in una specie di museo organizzato da Francesco Calzolari. Nel 1656 uscì un catalogo che conteneva le descrizioni di altri reperti legati ad un piccolo gruppo di oggetti collezionati dal conte Ludovico Moscardo; oggi raccolti nel museo Miniscalchi Erizzo. Nel corso del tempo e grazie ad alcuni passaggi di eredità, alcune mummie furono donate ai Musei Civici di Verona nel 1912 e oggi esposte nel Museo di Storia Naturale. Il materiale oggi esposto al Museo Archeologico lo dobbiamo alla figura del collezionista d’arte Francesco Muselli: grazie ad un commercio fiorente in questo campo, nel 1756 entrarono a far parte della sua collezione. Ricordo che la famiglia Muselli era già conosciuta in passato per essere collezionisti d’arte: la collezione Muselli è stata una delle più prestigiose quadrerie d’Italia nel diciassettesimo secolo; insieme alla collezione Giusti e a quella Curtoni rappresenta il fiore all’occhiello nell’ambito del collezionismo veronese di epoca moderna. Giacomo Muselli, che visse durante il Seicento, riuscì in poco tempo a collezionare ben 150 pezzi, tutti di ottima qualità.

Immagine tratta dal volume Note overo memorie del Museo del Conte Lodovico Moscardo, nobile veronese. Verona, 1656
Immagine tratta dal volume Note overo memorie del Museo del Conte Lodovico Moscardo, nobile veronese. Verona, 1656

La mostra è suddivisa in cinque sezioni:

Il culto e la magia: mette in evidenza il complesso mondo dei culti e già durante e già i Greci e i Romani li percepirono come esotici per via dell’adorazione degli dei in forma animale. Sono esposti alcuni bronzetti cavi che contenevano mummie o parte di esse di animali, acquistati poi dai devoti o dai pellegrini per deporle nei santuari. Potrete trovare il dio-ariete e il bue Apis oppure la dea-gatta Bastet.

La vita oltre la morte: gli antichi egizi sono conosciuti soprattutto per le Piramidi e le mummie e questa sezione fa conoscere tutti quegli oggetti tipici che accompagnavano il viaggio del defunto verso l’aldilà. E’ possibile ammirare gli hshabty, figurine di “servitori” che sostituivano il defunto e pronti a rispondere alla chiamata del dio dei defunti Osiride. Inoltre ci sono anche alcune parti di mummie (vi assicuro, impressionanti!!), prestate dal Museo di Storia Naturale di Verona che raccontano il percorso di imbalsamazione praticato dagli Egizi per garantire il viaggio nell’aldilà ai defunti.

Le civiltà africane e Roma: durante l’Impero Romano si diffuse il culto di Iside, del marito Serapide (Osiride) e il figlio Arpocrate (Hours); culto ritrovato sia in ambito casalingo che nei templi dove esercitavano sacerdoti vestiti in modo peculiare. Nella parte permanente dell’esposizione è possibile ammirare i materiali ritrovati duranti gli scavi archeologici nel santuario delle divinità a Verona; tra questi c’è una testa in marmo ed è una copia di una nota scultura che si trova a Roma. Nella seconda parte di questa sezione è messa in evidenza l’interesse degli archeologici veronesi nei confronti del mondo africano ma soprattutto verso tutti quegli animali curiosi che abitavano l’Africa e dei relativi abitanti,  suscitando parecchio interesse presso i Romani. Pensate che l’Africa era raffigurata con copricapo a testa di elefante e con una zanna dello stesso animale sul braccio.

Egittomania: come dice la parola stessa, racconta la mania e la forte attrazione che l’Egitto con tutta la sua cultura ebbe durante il corso del tempo sugli occidentali, Europa in particolare e non solo sugli archeologi ma anche sulle persone comuni.

Un veronese in Egitto: racconta di Carlo Anti, un archeologo veronese che nacque nel 1889 nei pressi di Verona, il quale fu il primo a studiare ed analizzare le lucerne romane del museo di Verona. Pensate che diresse gli scavi italiani a Tebtynis (oggi Umm el Breigât nel Fayum), a 170 km dal Cairo, negli anni Trenta del secolo scorso. Tebtybnis era un villaggio nato intorno al 1800 a.C., abitato fino al XII secolo d.C., importante centro perché fornì nel corso del tempo il maggior numero di papiri egizi ed è ancora oggi centro di studi sia italiani che internazionali.

 

 


Direzione Musei d’Arte Monumenti
Corso Castelvecchio, 2
37121 – Verona
tel. 045 8062611
museoarcheologico@comune.verona.it

Quando

Dal 28 maggio 2016 a settembre 2017 con i seguenti orari: lunedì dalle 13.30 alle 19.30 e il resto della settimana dalle 8.30 alle 19.30 (ricordo che la biglietteria chiude un’ora prima della chiusura).

La mostra fa parte della visita presso il Teatro Romano e il Museo Archeologico al Teatro Romano – Regaste Redentore 2.


Nota Bene:

La foto dell’anteprima è stata messa come foto-simbolo nei volantini e nella promozione della mostra ed è stata scaricata da internet. Ecco la segnatura: Statuina di gatta in bronzo, della collezione egizia del Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (n. inv. 30255, foto G. Stradiotto)

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Autore dell'articolo: Katia

Mi chiamo Katia, ho vissuto tra Italia, Germania e Irlanda. I posti che adoro di più? L'Irlanda, Venezia e tutte quelle località dove c'è il mare ... infatti, ironia della sorte, vivo in montagna! Perché scrivo? Semplicemente per ricordare tutto quello che vedo e per imparare a scrivere! :)

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